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Dell’inverno

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La fortuna è conservare il ricordo del tempo che si ferma.
Poi, il lancio di una palla di neve. E il mondo torna a girare.

Delle Intermittenze

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Come il tempo, nella veste di argomento, s’insinua consuetudinariamente tra le conversazioni comuni, così dopo l’8 dicembre la gente si mette in testa di commentare la meteorologia delle luci natalizie, arrampicate in lunghi serpenti psichedelici fuori dai balconi o penzolanti dai cornicioni delle porte come lacrime di un Pierrot fedeli a Andy Warhol.
Così anch’io; niente neve per i più di noi, ma la città si ricopre della soffocante glassa di questi azzurri, verdi, rossi e oro, disturbatori della quiete eppure più zitti del solito quest’anno: parla solo il loro sinistro, acefalo codice mors.
Sarò io che ad anni ventuno percepisco quelle luci sempre più estranee dicembre dopo dicembre, ma ho l’impressione che più avanzano le epoche più ci trasciniamo appresso il Natale come si fa con certi aggeggi economici ed ingombranti che non abbiamo il coraggio di buttare perché ci ricordano qualcosa di bello.

Intanto di là, nel dormiveglia della casa, l’albero ha le palline tirate a lucido, con i suoi mille ninnoli dei nostri mille viaggi.
Una prospettiva sempre curiosa quella della dedizione dell’uomo per qualcosa di così avaro di frutti o corrispettivi, qualcosa per cui c’è tanto da dare e poco da ricevere, come le tradizioni.

Dei Girasoli

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Il girasole giallo è sulla mia scrivania da poche ore e già si ingobbisce sul suo vaso sottile, sentinella delle torri diroccate dei libri e un vecchio reggiseno. La lampada, alle sue spalle, che non lo ha tratto in inganno nemmeno per un secondo, lei che voleva fingersi il suo amante solare.
A guardarlo da vicino, sembra che non possa esistere niente di più vasto del suo viso piatto, e che non ci sia niente di più superfluo in un viso di occhi, labbra e naso. Basta una criniera gialla per parlare, e il silenzio per affascinare.

Quando mi muovo nella vita reale, rifuggo gli stereotipi. Eppure in questo modo ciò che mi capita e che appartiene alla simbologia comune può avere un retrogusto piacevole, una piccola etichetta che lo marchia con una vaga unicità.
Io, per esempio, non avevo mai ricevuto dei fiori.